Microbiota e microbioma: facciamo chiarezza su questi due concetti

Avremo sentito molte volte di come il 99% del nostro sistema immunitario risieda nell’ intestino: il sistema immunitario rappresenta la difesa vera e propria nei confronti di sostanze non proprie o agenti patogeni, è in collegamento con tutte le strutture del corpo.  A tal proposito, una nuova scienza è la PNEI: PsicoNeuroEndocrinoImmunologia che porta a comprendere come queste funzioni siano strettamente connesse ed influenzabili tra loro.

Il microbiota non è altro che la componente batterica dell’ intestino, rappresenta l’ insieme dei microrganismi che convivono con l’ organismo umano senza danneggiarlo. La convivenza è pacifica in condizioni normali ed è definita simbiosi come condizione tipica della natura.

Il microbioma è l’ insieme tra i batteri e gli organi che li ospitano e si acquisisce alla nascita variando a seconda del tipo di parto. Occorrono 30 mesi per avere un microbioma stabile, l’ età adulta rappresenta la fase di sua massima stabilità, nell’ infanzia e nella terza età viene considerato invece instabile.

E’ importante conoscere quali siano i fattori di perturbazione per il microbioma:

Antibiotici: il loro uso è drammatico per il microbioma!

Dieta: il microbioma è strettamente correlato alla dieta, basti pensare che una variazione dietetica di soli tre giorni lo può cambiare in modo determinante e il recupero ha tempi variabili da pochi giorni a un anno. Le abitudini alimentari quotidiane sono fondamentali, un recente lavoro scientifico a tal proposito ha dimostrato come il latte materno, contenendo uno specifico microbioma che colonizza il tratto gastrointestinale del bambino, può determinare dei cambiamenti considerevoli lì dove due gestanti abbiano abitudini alimentari diverse e non nutrano, per qualsiasi motivo, il loro bambino del proprio latte. La composizione del microbioma varia nel tempo anche in funzione di quello che mangia la mamma.

Fibre: le fibre rappresentano un terreno di coltura e crescita dei batteri, diventano una specie di filtro selettore la cui carenza si traduce in alterazione della flora batterica. La presenza di fibre riduce il rischio di diabete di secondo tipo, patologie cardiache o vascolari fino al cancro. Le popolazioni batteriche specializzate nel digerire queste fibre producono attività fermentativa che nutre le cellule della parete intestinale, riducendone l’ infiammazione e la vulnerabilità. Le fibre riducono, inoltre, la velocità di assorbimento degli zuccheri, attivano il sistema immunitario e riducono i processi infiammatori locali. Naturalmente un consumo corretto di fibre non esime dal mantenere uno stile di vita regolare, che includa, in particolare, l’ attività fisica. Il consumo ideale di fibre, prevalentemente con l’ alimentazione corretta, deve essere intorno ai 30 g al giorno.

Stress: l’ intestino è strettamente correlato con la produzione ormonale, il meccanismo passa attraverso la vascolarizzazione. Lo stress è una condizione fisiologica di risposta dell’ organismo ad un evento esterno e si compone di tre fasi: la reazione d’ allarme, la fase di adattamento e la fase di esaurimento. Ognuna di queste tre fasi ha delle conseguenze quali un esaurimento surrenalico, un’ atrofia timica fino ad un eventuale ulcera gastrica. Le emozioni incidono tantissimo sul nostro intestino: non a caso viene denominato anche “secondo cervello”.

Roberta Agresti

 

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